Perossidi di sodio: cosa sono ed esempi

perossidi

Perossidi, composti chimici dal ruolo enigmatico per chi non è del mestiere ma che si possono sentire citati in contesti vari, anche quotidiani, come ad esempio gli ingredienti del dentifricio che promette di trasformare il nostro sorriso rendendolo luminoso e bianco.



I perossidi sono caratterizzati dal fatto di contenere il gruppo formato da due atomi di ossigeno uniti da un legame covalente semplice (legame O-O), il più comune non è il perossido di sodio ma quello di idrogeno. E’ quello che si definisce nel linguaggio comune l’acqua ossigenata, la sua formula è H2O2.

Perossidi: cosa sono

Definiti i perossidi in generale, approfondiamo le loro caratteristiche. Rispetto agli ossidi che vi corrispondono, hanno di fatto un atomo di ossigeno in più, ce ne sono quindi due, uniti con un legame covalente. I perossidi sono composti diamagnetici.

Gli inorganici in soluzione sono instabili e quando si decompongono, liberano ossigeno gassoso, infatti alcune loro miscele risultano in certe condizioni addirittura altamente esplosive. Ecco anche perché sono stati sviluppati a scopo commerciale dei perossidi più stabili da utilizzare ad esempio per la produzione dei detergenti con proprietà di sbiancanti e disinfettanti.

Perossidi di sodio

Concentriamoci sui perossidi di sodio, inorganici, con formula Na2O2. Si presentano allo stato solido, sono di colore giallo chiaro e vengono formati bruciando il sodio con ossigeno. Questi perossidi sono considerati a livello chimico una base forte e un potente ossidante e possono incendiarsi ed esplodere se vengono a contatto con materiali organici o altri riducenti.

Nel contesto più quotidiano, troviamo il perossido di sodio come sbiancante per tessuti e per la polpa di legno, oggi sempre meno però, mentre resta presente nei respiratori subacquei dei sottomarini dove serve per assorbire CO e CO2.

Si può trovare in commercio, il perossido di sodio, non è considerato pericoloso per l’ambiente ma provoca gravi ustioni alla pelle e a tutte le mucose e anche lesioni oculari.

Perossidi nell’olio

Sono presenti anche nell’olio, i perossidi, e in base all’attuale normativa, per gli oli vergini commestibili, extravergini o vergini, esiste un limite massimo del numero di perossidi. Esso è fissato a 20 meq O2 attivo/kg di olio, se si supera questo valore si ha un olio “lampante” ed è probabile che ci sia un processo di ossidazione già in atto e irreversibile. Non vale però il viceversa: un basso numero di perossidi non è garanzia di qualità.

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Perossidi: esempi

Oltre al perossido di ossigeno, ce ne sono altri che hanno diffusione commerciale come ad esempio i percarbonati ed i perborati, anche se sono poco diffusi in natura. E poi c’è l’idrogenoperossocarbonato di potassio che è il perossido che rilascia la quantità maggiore di ossigeno, il 21,3% in peso, maggiore di altri composti commerciali come il perborato di sodio che arriva solo al 16%. Questo perossido dal nome impronunciabile è il responsabile di alcuni fenomeni esplosivi di recipienti contenenti solventi eterei che rimangono chiusi per molti anni.

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Perossido per sbiancare i denti

Più che parlare di perossido di sodio, nei prodotti come i dentifrici e i collutori, si parla bicarbonato di sodio che li rende in grado di “sbiancare”. Come nel caso del dentifricio “Tea Tree Therapy”, un dentifricio acquistabile anche su Amazon a 10 euro e che da ottimi risultati e un bel sorriso.

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Pubblicato da Marta Abbà il 2 ottobre 2017