Onironautica: tecniche e libri

Onironautica

Onironautica, uno dei primi a parlarne è stato, negli anni ottanta, Paul Tholey, uno psicologo tedesco che ha descritto cosa sono i sogni lucidi elencandone le caratteristiche. Quando si fanno si ha l’impressione di potersi orientare, di poter decidere e di poter ricordare, di avere consapevolezza piena di ciò che ci circonda, di avere coscienza dei significati di ciò che avviene. E di poter esercitare delle volontà.



Onironautica: significato

Onironautica è una parola creata apposta per dallo psichiatra Frederik van Eeden per dare un nome a quella occasione in cui si sogna e si prende coscienza che lo si sta facendo. Ecco perché si parla di sogno lucido (lucid dream, in inglese). Il soggetto è detto onironauta e ha la fortuna di riuscire a esplorare e modificare a piacere il proprio sogno.

Non è una novità, l’onironautica, se ne parla dai tempi degli antichi filosofi greci e anche nelle tradizioni sciamaniche troviamo concetti simili. Col tempo, di fronte a numerose esperienze con simili caratteristiche, studiosi e appassionati di sonno hanno deciso di battezzare i sognatori coscienti con un nome tutto loro e di sognarli?

Non si tratta infatti di un’esperienza soggettiva bensì un fatto analizzabile e concreto, un comportamento del cervello ben osservabile e legato anche a falsi risvegli ed esperienze fuori dal corpo.

Onironautica

Onironautica: tecniche

Per praticare l’onironautica esistono alcune tecniche, per lo meno per provare a praticarla perché non è da tutti la capacità di sperimentare un sogno lucido. Si sogna e si sa che si sta sognando, non si smette di farlo e si prosegue a vivere il proprio sogno interagendo in modo consapevole.

La tecnica più diffusa e “semplice” è il diario notturno usato come espediente per concentrarsi sulla coscienza di veglia. Si inizia disegnando e individuando simboli ricorrenti per prendere confidenza con i nostri sogni e sentirci sempre più a nostro agio in essi. Un altro trucco è quello di potenziare la fase REM, dormendo a orari regolari, lontano dai pasti, concentrando il sonno in un’unica volta, non seminando piccole pennichelle nell’arco delle 24 ore.

La tecnica più efficace però, ad oggi, è il “test della realtà” ovvero il chiedersi più volte possibile se quella che stiamo vivendo sia veramente la realtà. Quando ci viene automatico, poi lo facciamo anche nei sogni e diventeremo anche noi degli sperimentatori di onironautica.

Onironautica

Onironautica: libri?

Interessante lettura, per quando non sogniamo, è il libro “L’arte di vivere i sogni. Come diventare un sognatore lucido”. Non è una vera e propria guida tecnica ma raccoglie molti consigli per aiutarci non a sognare e basta ma a svegliare la coscienza nei sogni e proseguire a viverci dentro con massima consapevolezza, toccando, ascoltando, vedendo, come fossimo svegli.

Onironautica: esperienze

Ad ascoltare esperienze di onironautica sembra che siano trame di film di fantascienza o fantasy, eppure il sogno è una parte integrante della vita di una persona, dormiamo per almeno un terzo della nostra vita, in queste ore “aleggiano” molte potenzialità, molte verità scomode, molte chiavi psicologiche.

Per questo l’onironautica svela numerose caratteristiche sia della persona che fa sogni lucidi sia in generale dell’essere umano, amplia la panoramica sulla psicologia umana a cui abbiamo accesso completandola con quella parte che, quando siamo svegli, resta nascosta.

Onironautica: psicologia

Con l’onironautica, precisiamo, non si vuole mescolare sogno e realtà oppure portare nei sogni l’io di superficie. Non deve essere una sostituzione o uno switch ma un ampliamento. Grazie ai sogni lucidi infatti possiamo conoscerci meglio, penetrare nella nostra parte inconfessata, collegare alcuni nodi interiori e scioglierli uscendone più sereni. L’ideale – sarebbe un sogno – è di arrivare a navigare senza interruzioni tra tutti gli stati di coscienza: veglia, sonno, sogno.

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Pubblicato da Marta Abbà il 21 marzo 2017