Decreto Irpef, cosa cambia sul conto corrente

Decreto Irpef

Decreto Irpef e conto corrente, cosa cambia? Cambia che il decreto Irpef aumenta la tassazione delle rendite finanziarie, motivo per cui i correntisti e gli investitori, che ora si trovano a dover gestire una vera e propria stangata sui risparmi, potrebbero cogliere l’occasione per scegliere un nuovo conto corrente o un conto deposito.



Sul comparatore tariffe che mettiamo a disposizione si possono trovare le soluzioni più convenienti per correre al riparo. Interessi più alti e soluzioni più confacenti alle nostre esigenze (ad esempio la possibilità di svincolare quanto investito in un conto deposito senza pagare penali), possono infatti attutire l’impatto del decreto Irpef.

Un conto corrente a costo zero, ad esempio, come quelli proposti da CheBanca! (con Conto Yellow, a canone gratuito fino al prossimo 31 dicembre) e ING Direct (con Conto Corrente Arancio, conto a zero spese), può essere la soluzione ideale per chi non vuole rischiare di ‘andare in negativo’ spendendo più di quanto non si guadagni con gli interessi.

Va ricordato che l’aumento della tassazione introdotto dal decreto Irpef, dal 20% al 26%, riguarda tutte le rendite finanziarie con l’unica eccezione dei titoli di Stato (che ancora godono di una tassazione del 12,50%): quindi conti correnti bancari e postali, conti deposito, obbligazioni, azioni, cambiali finanziarie, ETF, dividendi, cedole, risparmio gestito e fondi comuni. L’aumento è valido dallo scorso 1° luglio.

Secondo i calcoli indipendenti fatti dalla Cgia di Mestre, per il correntista l’impatto del decreto Irpef si traduce in un rincaro medio di un euro all’anno. Questa cifra però cambia a seconda della giacenza. Infatti l’aumento annuale raddoppia in caso di giacenze tra i 10.000 e i 50.000 euro, diventa di 26,1 euro tra i 50.000 e i 250.000 euro e oltre questa soglia arriva a 169,2 euro in più.

Ancora peggio va agli investitori: per un investimento da 100.000 euro in conto deposito, l’aggravio potrebbe essere quasi di 100 euro l’anno. Un motivo in più per studiare con attenzione le alternative e cercare i rendimenti più alti.

Pubblicato da Michele Ciceri il 30 luglio 2014